Un appuntamento dedicato a RSPP, ASPP, RLS, datori di lavoro e figure della prevenzione per approfondire valutazione, gestione e misure di tutela
Con l’arrivo della stagione estiva, il tema della tutela dei lavoratori esposti al caldo e alla radiazione solare torna al centro dell’attenzione. Le temperature elevate, le ondate di calore e l’esposizione diretta al sole rappresentano rischi concreti per la salute e la sicurezza, soprattutto per chi svolge attività fisica intensa o lavora all’aperto.
In questo contesto, Regione Lombardia ha emanato un’ordinanza urgente finalizzata a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti alle alte temperature, confermando l’importanza di considerare il rischio microclimatico come un elemento centrale della prevenzione aziendale.
L’ordinanza lombarda si inserisce in un quadro più ampio di crescente attenzione verso il rischio da caldo e radiazione solare, un rischio spesso sottovalutato ma oggi sempre più rilevante nella valutazione dei rischi.
Corso Microclima negli Ambienti di Lavoro
08 luglio 2026 – orario 9.00/13.00
Formatore: Ing. Riccardo Laini
in videoconferenza

Cosa prevede l’ordinanza di Regione Lombardia
L’ordinanza di Regione Lombardia introduce misure specifiche per la tutela dei lavoratori maggiormente esposti alle alte temperature, con particolare riferimento alle attività svolte all’aperto nei settori più critici.
Il provvedimento riguarda, in particolare, le attività lavorative svolte nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave, quando i lavoratori sono esposti in modo prolungato al sole e svolgono attività fisica intensa.
La misura principale consiste nel divieto di svolgimento dell’attività lavorativa all’aperto nella fascia oraria 12.30-16.00, nei giorni in cui le mappe giornaliere del rischio segnalano un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.
Si tratta di una misura chiara, che mira a ridurre l’esposizione nelle ore più critiche della giornata e a prevenire eventi gravi come colpi di calore, stress termico e malori correlati alle alte temperature.
Un segnale importante per aziende e figure della prevenzione
L’ordinanza lombarda deve essere letta con un duplice significato.
Da una parte, rappresenta una misura concreta per tutelare alcune categorie di lavoratori particolarmente esposte al caldo e alla radiazione solare.
Dall’altra, evidenzia la necessità di una maggiore attenzione verso un rischio che non può più essere considerato marginale o occasionale. Il microclima, infatti, deve essere valutato in modo strutturato all’interno dell’organizzazione aziendale e deve trovare adeguato spazio nel Documento di Valutazione dei Rischi.
Il rischio da caldo non riguarda esclusivamente i lavoratori dei settori espressamente richiamati dalle ordinanze. Anche altre attività possono comportare esposizioni significative: manutenzioni esterne, logistica, lavorazioni in copertura, magazzini non climatizzati, ambienti produttivi caldi, cucine, lavanderie, stabilimenti industriali, ambienti freddi o soggetti a sbalzi termici.
Per questo motivo, il rispetto dell’ordinanza non esaurisce gli obblighi di prevenzione. Ogni azienda deve valutare le proprie condizioni specifiche, le mansioni svolte, gli ambienti di lavoro, i tempi di esposizione, l’intensità dell’attività fisica e le caratteristiche dei lavoratori esposti.
Non solo Lombardia: un’attenzione diffusa a livello regionale
Regione Lombardia non è l’unica ad aver adottato misure di tutela per i lavoratori esposti al sole e al caldo. Provvedimenti analoghi o correlati sono stati adottati anche da altre Regioni, tra cui:
- Regione Liguria: Ordinanza 1/2026 del 28 maggio 2026;
- Regione Piemonte: Ordinanza 1/2026 del 29 maggio 2026;
- Regione Toscana: Ordinanza 2/2026 del 28 maggio 2026;
- Regione Lazio: Ordinanza Z00001 del 22 maggio 2026;
- Regione Emilia-Romagna: Ordinanza 72 del 3 giugno 2026;
- Regione Puglia: Ordinanza n. 321 del 29 maggio 2026;
- Regione Veneto: DGR n. 376 del 19 maggio 2026.
Questi provvedimenti confermano che la gestione del rischio da caldo è ormai un tema nazionale, destinato ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella prevenzione aziendale.
Ordinanze regionali: punti di forza e limiti
Le ordinanze regionali hanno un evidente aspetto positivo: introducono misure di tutela chiare per determinate categorie di lavoratori maggiormente esposte, lasciando poco margine di interpretazione e richiamando le aziende alla necessità di intervenire in modo tempestivo.
Allo stesso tempo, esiste anche un limite: molte categorie di lavoratori che possono essere esposte al caldo, alla radiazione solare o a condizioni microclimatiche sfavorevoli non rientrano espressamente nei divieti o nelle pause previste dalle ordinanze.
Questo significa che il datore di lavoro non può limitarsi a verificare se la propria attività rientri o meno nel campo di applicazione dell’ordinanza. Deve comunque valutare il rischio microclimatico, individuare le situazioni critiche e adottare misure di prevenzione e protezione adeguate.
Il rischio microclima nel Documento di Valutazione dei Rischi
È ormai consolidato che il rischio microclima debba essere inserito nel Documento di Valutazione dei Rischi, indipendentemente dalle prescrizioni specifiche delle ordinanze regionali.
Il D.Lgs. 81/08 richiede infatti al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. Le condizioni microclimatiche rientrano pienamente in questo obbligo, sia negli ambienti caldi sia negli ambienti freddi o caratterizzati da discomfort termico.
La valutazione deve tenere conto di diversi fattori, tra cui:
- temperatura e umidità;
- ventilazione;
- irraggiamento solare;
- attività fisica svolta;
- abbigliamento e dispositivi indossati;
- durata dell’esposizione;
- caratteristiche individuali e condizioni di particolare suscettibilità;
- organizzazione dei turni e delle pause;
- disponibilità di aree ombreggiate, climatizzate o di recupero.
Gli strumenti tecnici per valutare il rischio
Per la valutazione del rischio microclimatico esistono diversi modelli e indici, da quelli più rapidi a quelli più dettagliati.
Tra i principali si possono citare:
- PMV/PPD, utilizzati per la valutazione del comfort termico;
- WBGT, utile per la valutazione dello stress da calore;
- Heat Index, impiegato per una prima stima del disagio termico;
- ulteriori modelli avanzati per valutazioni più specifiche, in funzione del contesto aziendale.
La strategia valutativa deve essere scelta dal datore di lavoro e dal RSPP in relazione alle caratteristiche dell’attività, dell’ambiente di lavoro e delle mansioni svolte.
Il punto centrale, tuttavia, non è soltanto individuare l’indice più corretto, ma arrivare alla definizione di misure efficaci di prevenzione e protezione.
Dalla valutazione alle misure di prevenzione e protezione
Una corretta gestione del rischio microclimatico deve tradursi in azioni concrete.
Tra le misure che possono essere adottate rientrano:
- aggiornamento del DVR;
- rimodulazione degli orari di lavoro;
- pianificazione delle pause;
- rotazione dei lavoratori;
- disponibilità di acqua fresca;
- predisposizione di zone d’ombra o ambienti di recupero;
- informazione e formazione dei lavoratori;
- procedure per la gestione delle ondate di calore;
- monitoraggio delle condizioni ambientali;
- utilizzo di strumenti previsionali, come le mappe di rischio;
- coinvolgimento del medico competente nei casi previsti;
- verifica dell’efficacia delle misure adottate.
La prevenzione deve essere programmata prima dell’emergenza. Intervenire solo quando le temperature sono già critiche può non essere sufficiente a proteggere adeguatamente i lavoratori.
Il corso 8 luglio 2026
Per approfondire questi temi e fornire strumenti operativi alle figure della prevenzione, abbiamo programmato per il giorno ’8 luglio 2026 il corso “Microclima negli ambienti di lavoro – Gestione del rischio microclimatico”.
08 luglio 2026 – orario 9.00/13.00
Formatore: Ing. Riccardo Laini
in videoconferenza
Il corso è rivolto in particolare a:
- RSPP; ASPP;
- RLS;
- datori di lavoro;
- dirigenti e preposti;
- HSE manager;
- consulenti in materia di salute e sicurezza;
- tecnici e professionisti coinvolti nella valutazione dei rischi.
L’obiettivo dell’incontro è approfondire il rischio microclimatico negli ambienti di lavoro, fornendo criteri tecnici e indicazioni pratiche per la valutazione, la gestione e l’individuazione delle misure di prevenzione e protezione.
Durante il corso verranno affrontati i principali aspetti normativi, tecnici e applicativi, con particolare attenzione alla corretta integrazione del rischio microclima nel DVR e alla scelta degli strumenti di valutazione più adeguati.
Saranno inoltre approfonditi i principali indici e modelli utilizzabili, tra cui PMV/PPD, WBGT e Heat Index, nonché le misure organizzative, procedurali e tecniche da adottare per ridurre l’esposizione dei lavoratori.
Perché partecipare
L’ordinanza di Regione Lombardia rappresenta un richiamo importante per tutte le aziende: il rischio da caldo e microclima deve essere conosciuto, valutato e gestito.
Partecipare al corso consente alle figure della prevenzione di acquisire maggiore consapevolezza sul tema, comprendere gli obblighi applicabili e individuare soluzioni operative per migliorare la tutela dei lavoratori.
Il microclima non riguarda solo l’estate e non riguarda solo il lavoro all’aperto. È un rischio trasversale, presente in molte attività e ambienti di lavoro, che richiede competenze specifiche e un approccio strutturato.
Approfondisci il programma e iscriviti al corso Safety Group dell’8 luglio 2026 dedicato alla gestione del rischio microclimatico negli ambienti di lavoro
Calendario corsi 2026


















