L’INAIL ha aggiornato le indicazioni per la valutazione dell’esposizione ai gas di scarico dei motori diesel, classificati come cancerogeni. La nuova scheda informativa, elaborata dal Dipartimento Dimeila, chiarisce i metodi di campionamento, e approfondisce su analisi e valutazione dell’esposizione ai DEE.
Utile spporto per i datori di lavoro e i professionisti HSE.
Gas di scarico dei motori diesel: indicazioni per la valutazione del rischio di esposizione professionale
Valore del limite di esposizione e connesse strategie di valutazione dell’esposizione nei luoghi di lavoro
5 marzi 2025 ROMA – I motori diesel sono ampiamente utilizzati in vari settori industriali, nonostante i rischi per la salute legati ai loro gas di scarico, che la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato come cancerogeni di gruppo 1. Con l’entrata in vigore del Decreto interministeriale 11 febbraio 2021, che ha recepito la direttiva UE 2019/130 modificando gli allegati XVII e XVIII del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro, l’esposizione a questi gas (DEE – Diesel Engine Exhaust) è stata formalmente ricompresa tra i rischi cancerogeni professionali. Una scheda informativa del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail approfondisce i metodi di campionamento, analisi e valutazione dell’esposizione ai DEE, evidenziando nuove prospettive e possibili sviluppi.
Il valore limite di esposizione professionale (VLEP) e il carbonio elementare. Il Decreto ha introdotto un valore limite di esposizione professionale inalatoria (VLEP) di 0,05 mg/m³, riferito al carbonio elementare, con l’obiettivo di ridurre il rischio di malattie professionali tra i lavoratori esposti. Non si tratta di un valore “sanitario”, ma di un limite operativo basato su carbonio elementare come tracciante della miscela DEE, che serve a monitorare e limitare l’esposizione e che è ipotizzabile possa venire ancora ridotto nei prossimi anni con ulteriori aggiornamenti normativi. La valutazione dell’esposizione avviene attraverso il campionamento del particolato atmosferico e l’analisi del carbonio elementare. Nonostante la sua utilità, la misurazione di questo parametro presenta alcune criticità, soprattutto legate alla variabilità delle dimensioni delle particelle.
Strategie di protezione dei lavoratori. Nel processo di valutazione del rischio relativo ai DEE, preliminarmente occorre stabilire quali lavoratori sono professionalmente esposti e a tal fine, sottolinea lo studio del Dimeila, è necessario confrontare i livelli di esposizione misurati nell’ambiente di lavoro con quelli considerabili tipici della popolazione generale. Il carbonio elementare è un inquinante ubiquitario, in quanto prodotto da processi di combustione e presente in varie aree, e non esistono valori di riferimento specifici per la salute pubblica, come avviene invece per altri inquinanti, ma è comunque possibile utilizzare dati di monitoraggio ambientale per eseguire le opportune distinzioni. Un approccio corretto a tal proposito consiste nel confronto tra i livelli di concentrazione di esposizione misurati nell’ambiente di lavoro e i livelli di concentrazione misurati all’esterno nel medesimo intervallo temporale. Una volta verificata l’esposizione professionale, andranno adottate tutte le misure di prevenzione e protezione previste per l’esposizione a cancerogeni, come la misurazione periodica dell’esposizione, la sorveglianza sanitaria e l’iscrizione nel registro degli esposti. Tali misure andranno adottate a prescindere dai livelli di concentrazione di esposizione ai DEE, ovvero per l’esposizione residuale, che dovrà essere ridotta al livello tecnicamente più basso possibile. Le concentrazioni di esposizione residuale dovranno, in ogni caso, essere inferiori al valore limite, pena l’interruzione dell’attività lavorativa al fine di mettere in atto tutte le misure necessarie a stabilire esposizioni conformi al VLEP.
Fonte: inail.it
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