L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con il parere prot. n. 1829 del 10 agosto 2026, ha fornito importanti chiarimenti sull’interdizione dal lavoro dopo il parto e sulla possibilità di riesaminare un provvedimento già adottato.
L’interdizione post partum rappresenta una misura di tutela della salute della lavoratrice madre e del bambino. Può essere disposta quando, dopo il parto, la lavoratrice è esposta a condizioni di lavoro incompatibili con il periodo di puerperio o allattamento e non risulta possibile eliminare il rischio o assegnarla ad altre mansioni.
La tutela può trovare applicazione fino al compimento del settimo mese di età del bambino.

Quando può essere disposta l’interdizione
L’INL ricorda che l’adozione del provvedimento richiede la contemporanea presenza di due condizioni:
- le mansioni svolte o le condizioni dell’ambiente di lavoro devono risultare pregiudizievoli per la salute della lavoratrice o del bambino;
- deve essere oggettivamente impossibile assegnare la lavoratrice ad altre mansioni compatibili e prive di rischio.
L’interdizione, quindi, non è automatica.
Prima di ricorrere a questa misura, il datore di lavoro deve verificare se sia possibile eliminare o ridurre il rischio attraverso interventi tecnici e organizzativi oppure modificare temporaneamente le attività assegnate alla lavoratrice.
Solo quando queste soluzioni non risultano concretamente attuabili può essere disposta l’astensione dal lavoro.
L’istruttoria dell’Ispettorato territoriale del lavoro
L’Ispettorato territoriale del lavoro competente deve effettuare un’istruttoria finalizzata a verificare:
- la reale esposizione della lavoratrice ai fattori di rischio;
- la natura delle mansioni effettivamente svolte;
- le condizioni dell’ambiente di lavoro;
- le misure di prevenzione adottate dall’azienda;
- l’effettiva impossibilità di assegnare la lavoratrice ad altre mansioni compatibili.
La valutazione viene effettuata sulla base della documentazione e degli elementi forniti dalle parti.
Quando risultano soddisfatti i requisiti previsti dall’articolo 17, comma 2, lettere b) e c), del D.Lgs. 151/2001, l’Ispettorato emana il provvedimento di interdizione, che produce effetti immediati.
Il provvedimento è definitivo, ma può essere riesaminato
Uno degli aspetti più rilevanti del parere riguarda il significato da attribuire al carattere “definitivo” del provvedimento.
Secondo l’INL, la definitività indica che il provvedimento conclude il procedimento amministrativo e che nei suoi confronti non sono più disponibili gli ordinari rimedi amministrativi, come il ricorso gerarchico.
Questo, tuttavia, non impedisce all’ufficio che ha adottato il provvedimento di riesaminarlo attraverso gli strumenti dell’autotutela previsti dagli articoli 21-quinquies e 21-nonies della Legge 241/1990.
L’eventuale revoca o annullamento richiede una valutazione comparativa tra:
- l’interesse pubblico alla modifica o alla rimozione del provvedimento;
- l’affidamento maturato dalla lavoratrice e dagli altri soggetti coinvolti;
- gli effetti che il provvedimento ha già prodotto.
L’INL richiama inoltre la giurisprudenza amministrativa secondo cui, in determinate circostanze, gli effetti dell’annullamento possono essere limitati nel tempo qualora una completa retroattività risulti incongrua o manifestamente ingiusta.
Cosa devono fare le aziende
Il chiarimento dell’INL conferma l’importanza di una corretta e preventiva valutazione dei rischi per le lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.
Il datore di lavoro deve quindi:
- verificare che il DVR analizzi adeguatamente i rischi riferiti alla gravidanza e al periodo successivo al parto;
- valutare la situazione concreta della lavoratrice e le mansioni effettivamente svolte;
- individuare le misure tecniche e organizzative necessarie per eliminare o ridurre il rischio;
- verificare la possibilità di una modifica temporanea delle attività o di un cambio di mansione;
- documentare le ragioni per le quali un’eventuale ricollocazione non risulti possibile;
- fornire all’Ispettorato le informazioni necessarie per lo svolgimento dell’istruttoria.
Non è quindi sufficiente una dichiarazione generica di impossibilità al cambio di mansione: è necessario dimostrare che siano state concretamente valutate le possibili soluzioni organizzative.
Una tutela da gestire attraverso la valutazione dei rischi
Il parere INL non introduce un nuovo obbligo, ma chiarisce le condizioni necessarie per l’interdizione post partum e le modalità con cui un provvedimento già adottato può essere riesaminato.
Per le aziende diventa ancora più importante disporre di una valutazione aggiornata dei rischi per gravidanza, puerperio e allattamento, accompagnata da una chiara analisi delle mansioni e delle possibili misure alternative.
Safety Contact può supportare le aziende nella valutazione dei rischi, nell’aggiornamento del DVR e nella predisposizione della documentazione necessaria per gestire correttamente la tutela delle lavoratrici madri.
Articolo a cura di Mauro Pepe con il supporto dell’intelligenza artificiale.
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