Una nuova pubblicazione INAIL approfondisce gli effetti del lavoro notturno sui ritmi circadiani e richiama il ruolo protettivo della dieta mediterranea. La tutela, però, non può essere affidata soltanto alle scelte individuali: servono interventi aziendali, sorveglianza sanitaria e un’organizzazione dei turni attenta al recupero psicofisico.
Il lavoro notturno è indispensabile in numerosi settori, dalla sanità ai trasporti, dalla logistica alla vigilanza, fino all’industria e alle attività ricettive. Allo stesso tempo, rappresenta una modalità organizzativa che può incidere sull’equilibrio psicofisico dei lavoratori e che deve quindi essere considerata nell’ambito della prevenzione aziendale.
Il fact sheet INAIL 2026 “Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione” evidenzia come l’attività svolta nelle ore notturne possa alterare il ritmo circadiano, il sistema biologico che regola il ciclo sonno-veglia, il metabolismo energetico e la secrezione ormonale.

Gli effetti dell’alterazione del ritmo circadiano
L’organismo umano è fisiologicamente predisposto a mantenere lo stato di veglia durante il giorno e a riposare durante la notte. Lavorare nelle ore normalmente destinate al sonno può determinare un disallineamento tra i ritmi biologici interni, l’alternanza luce-buio e gli orari imposti dall’attività lavorativa.
Secondo le evidenze richiamate dall’INAIL, questa condizione è associata a una maggiore probabilità di disturbi del sonno e gastrointestinali, alterazioni metaboliche, obesità, diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari. La letteratura scientifica considera inoltre possibili associazioni con alcune patologie neoplastiche, da interpretare sulla base della durata e delle caratteristiche dell’esposizione e senza stabilire automaticamente un rapporto causale nel singolo lavoratore.
La riduzione della quantità o della qualità del sonno può avere anche conseguenze immediate sulla sicurezza: sonnolenza, affaticamento e riduzione della vigilanza possono aumentare la possibilità di errori, incidenti, quasi infortuni e criticità durante il tragitto di rientro a casa.
Lavoro notturno e abitudini alimentari
Chi lavora di notte incontra spesso maggiori difficoltà nel mantenere orari regolari e un’alimentazione equilibrata. Durante il turno possono prevalere pasti consumati rapidamente, prodotti confezionati, alimenti ricchi di grassi saturi, zuccheri e sale oppure un uso eccessivo di caffè e bevande stimolanti per contrastare la stanchezza.
Il problema non riguarda soltanto la quantità di cibo, ma anche il momento in cui viene assunto. Consumare pasti abbondanti durante la fase biologicamente destinata al riposo può interferire con il metabolismo, la digestione e la successiva qualità del sonno.
L’INAIL richiama quindi il possibile ruolo protettivo della dieta mediterranea, caratterizzata prevalentemente da:
- frutta e verdura;
- cereali, preferibilmente integrali;
- legumi;
- pesce;
- olio extravergine di oliva;
- consumo moderato degli alimenti maggiormente ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri semplici.
Questo modello alimentare presenta proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e può favorire la salute cardiovascolare, la sensibilità all’insulina e l’equilibrio del microbiota intestinale.
Indicazioni pratiche per chi lavora di notte
Le strategie devono essere adattate alle condizioni di salute, agli orari e alle caratteristiche della mansione. In termini generali, il documento suggerisce di:
- consumare, quando possibile, il pasto principale prima dell’inizio del turno;
- mantenere una certa regolarità negli orari dei pasti;
- durante la notte preferire spuntini leggeri, come frutta e verdura;
- assicurare una corretta idratazione;
- limitare caffeina e bevande stimolanti nelle ore che precedono il riposo;
- evitare alcol e fumo;
- mantenere una regolare attività fisica compatibile con i tempi di recupero;
- proteggere il sonno diurno da rumore, luce e interruzioni;
- limitare l’esposizione a smartphone e altri dispositivi elettronici prima di dormire.
Le raccomandazioni alimentari non sostituiscono eventuali indicazioni del medico o di un professionista della nutrizione, soprattutto in presenza di patologie o condizioni individuali particolari.
Il ruolo dell’azienda
La prevenzione non può essere ricondotta esclusivamente alla responsabilità personale del lavoratore. È l’organizzazione aziendale, infatti, a determinare la durata, la sequenza e la prevedibilità dei turni, i tempi di recupero, le pause e le effettive possibilità di accedere a cibi adeguati durante la notte.
Tra le misure applicabili possono rientrare:
- programmazione dei turni con sufficiente anticipo;
- contenimento delle sequenze prolungate di turni notturni;
- verifica dell’adeguatezza delle pause e dei tempi di recupero;
- coinvolgimento dei lavoratori e del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
- disponibilità di acqua e alimenti equilibrati anche nelle ore notturne;
- sale ristoro dotate di frigorifero e sistemi per riscaldare i pasti;
- revisione dell’offerta dei distributori automatici;
- informazione su sonno, alimentazione, caffeina, alcol e gestione della fatica;
- analisi di errori, quasi infortuni e incidenti eventualmente correlati a stanchezza o calo della vigilanza;
- confronto con il medico competente sui dati collettivi e anonimi emergenti dalla sorveglianza sanitaria.
Questi interventi devono essere definiti considerando le attività svolte durante la notte, il carico fisico e mentale, l’eventuale lavoro isolato, la necessità di mantenere un’elevata vigilanza e le conseguenze di un possibile errore.
Il lavoro notturno nella valutazione dei rischi
Il D.Lgs. 81/2008 stabilisce che la valutazione debba comprendere tutti i rischi per la salute e la sicurezza, inclusi quelli riferiti a gruppi di lavoratori esposti a condizioni particolari. Ne consegue la necessità di considerare nel DVR anche le caratteristiche dell’organizzazione dei turni quando possono influire sull’esposizione, sull’affaticamento o sulla capacità di operare in sicurezza. Il documento deve tenere conto anche di età, genere, condizioni individuali tutelate e risultati della sorveglianza sanitaria, nel rispetto della riservatezza dei dati sanitari. D.Lgs. 81/2008, art. 28
Il D.Lgs. 66/2003 definisce come “periodo notturno” un intervallo di almeno sette ore consecutive comprendente la fascia tra mezzanotte e le cinque. La qualifica di lavoratore notturno deve essere verificata considerando le modalità ordinarie della prestazione, la disciplina della contrattazione collettiva e, in assenza di specifiche disposizioni contrattuali, il limite di almeno 80 giorni lavorativi all’anno, riproporzionato per il part-time. La stessa normativa disciplina durata della prestazione, controlli sanitari e tutele per particolari categorie di lavoratori. D.Lgs. 66/2003
Articolo a cura di Mauro Pepe con il supporto dell’IA. Immagini create con IA.
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